La mia foto
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Emmanuel Radnitzky faceva foto e non solo.
Tra i suoi soggetti compaiono volti noti: Kiki de Montparnasse, Marcel Duchamp, Picasso, Tristan Tzara, Rrose Selavy, Gertrude Stein, Joyce, Gris, Cocteau, Pound, De Chirico, Stravinsky, Queneau, Artaud, Le Corbusier... e si potrebbe proseguire per molto. Mi piace pensare però, che la mattina in cui fece questa foto non pensasse di poter creare il suo ritratto più intenso, il più riuscito. Il collo bellissimo si slancia, le labbra ferme e decise, naturale e piena di una passione calma, sembra essere in un film di Bergman. Lo sguardo ("non smette di meravigliarmi il fatto che il luogo dello sguardo sia lo stesso delle lacrime"), con una forza troppo umana, sgomenta. E una semplicità che si raggiunge solo con una tensione fotografica viva. Sta guardando chissà dove, chissà cosa; fa pensare a quelle ombre bellissime dei dipinti di De Chirico di cui non si conosce l'origine ma che preoccupano e stimolano.
Quella mattina non poteva saperlo, ma stava per realizzare un ritratto meraviglioso. Io voglio guardarlo ogni giorno, "non curante, ma non indifferente".
Tutti i giorni, tutte le mattine.


3 Comments:
resto sospeso anch'io
bellissima foto!
You write very well.
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