Caro carissimo,
ti scrivo questa lettera che forse ti arriverá tra qualche anno. I boschi raccontano e i chinantechi insegnano. Io qui lavorando come un bue (
pinche buey, como se dice). Stronzi ricordi dei nostri discorsi lunghissimi e dei fondi di Paulaner (qui non beviamo che Corona, faccio delle pipí lunghissime. Ma il mezcal é superiore!!!).
Stamane domenica sono andato a messa e non ci crederai ma si é parlato per quasi tutta la funzione della cena di Natale. Tutto, proprio tutto ti dico, perfino gli ingredienti da aggiungere al pollo perché riesca piú saporito. "E i poverelli?", mi chiedevo io, ma alla fine il parroco: "anche se l'importante é che si ceni col signore"...ahhh, ora tornano i conti. Il signore é a tavola con tutti, si ingozzerá e si ubriacherá anche lui? chissá.
Lei come al solito mi manca ma é inutile parlarti di questo, leggiti una delle mie vecchie lettere. Sto pregando molto e disegnado anche (che poi é la stessa cosa, mi diresti tu).
C'é un albero gigante dal quale sento il fiume lontanissimo. Mi sembra di sentire scorrere il sangue dentro in un fremito bellissimo. Estasiato.
Sono pieno di punture di insetti bastardissimi che mi prudono da morire e i fagioli saranno pure buoni ma mi fanno cagare troppo (nel vero senso della parola).
Ti abbraccio o ti bacio? le due cose insieme.
Tuo Andrea