mercoledì, novembre 22, 2006

Partenze

- Presto dai, e cazzo muoviti!
- Si , si calmati.
- Ma come vuoi che mi calmi?
- Che ne so, magari segui un corso di Yoga che fa benissimo.
- Corri e sta zitto.
L'unica cosa che mi importa non è perdere quel treno (anche se forse non ne passeranno di simili), ma capire se a darmi fastidio al piede sono le scarpe nuove, i soldi nascosti o un banale e classico sassolino. Ma lui corre e corre... e allora corriamo.

Ed è la nostalgia del Mocambo, che se ne va per la città, per la città...

- ASPETTATECIIIIIIIII!!!!

sabato, novembre 18, 2006

Io so...

Io so come tenere una rosa mentre si aspetta la donna amata in aereoporto.
Solo due dita sfiorano lo stelo per non cangiare il verde acceso in uno smorto e militare. L'attenzione alle spine quella è una delle prime lezioni e diventa col tempo cosa semplice. C'è una piccola abitudine che mi distingue tra "quelli che aspettano con una rosa in mano" e cioé io strappo due petali e inizio a strofinarli tra loro, ne sento il velluto e addolcisco così la mia attesa sempre snervante. Magari siamo in tanti a farlo ma io che ne posso sapere.
Quando le bocche del minuscolo aereoporto si aprono la gente ci si sparge dentro come formiche alla ricerca di cibo, auto che corrono all'uscita di una galleria (metafore entrambe davvero banali ma che lasciamo passare ad un innamorato che oltretutto scrive su un blog, lontano quindi da qualsiasi idea di letteratura).
Tutti fuori aspettano con cartelli in mano dai nomi esotici e divertenti (Jogovic, Bertin de Molese, Anatarko, Franco, ecc... Non mi piace utilizzare l'eccetera, ma in questo caso rende l'idea).
Io ho il suo nome nel rosso dei petali che attendono la carezza dolce.
Tutti mi guardano come un'insetto strano e ridono.
Quando lei esce dall'instancabile bocca io dimentico ogni sguardo, forse addirittura mi punge qualche spina e non ci faccio caso. Voglio solo stringerla.

"Eres mi cielo", mi dice... io in queste circostanze non so più parlare.

martedì, novembre 14, 2006

Birra calda e poesia

- Finalmente partiamo amico mio.
- E si, cosi sembra.
- Per un bel pò non potrò scrivere sul blog.
- E a chi vuoi che importi?
- Boh. A me?
- Che ti frega del computer, saremo lontani da tutta questa merda, lontani da un certo mondo e credimi non ti mancherà per niente.
- Hai ragione...ma lei si, lei mi mancherà sempre.
- Lei sarà con te stupido.
- E già, forse è vero. Ma io credo che mi mancherà moltissimo.
- Vieni qui e abbracciami.
- Oooh, come mai tanta audacia macho?
- Che stronzo.
Io e Giordano ridiamo come due stupidi mentre fuori finisce la notte, anche se il cielo nella grande finestra è ancora di un blu scurissimo. Passare troppe ore a parlare di poesia credo non faccia bene, mi sembra di ascoltarmi. Ascoltarmi da lontano intendo dire, di guardarmi mentre parlo con lui. Ma forse il vero motivo è il numero considerevole di bottiglie vuote sotto i nostri piedi. Finiamo gli scampoli di cibo del giorno prima e una birra ormai calda accompagna le nostre risate.
- Vedrai: conosceremo tanti altri poeti e questa è cosa buona.
- Dici? Sarà.

domenica, novembre 12, 2006

Credo di amarti

- Ho scritto una poesia mentre dormivo. In realtà ero in dormiveglia e la recitavo a me stesso. Era tempo che non riuscivo a scrivere. Di domenica mattina Pasolini scriveva le sue "Rose", o almeno cosi mi piace immaginare.
- Ma perchè sentiamo questo bisogno di scrivere?
- Non saprei.
- Io ho paura.
- Tu? E di cosa? Di chi?
- Il mio viaggio è cominciato da anni ed io non tengo nessun diario... la memoria è come un fazzoletto che pieghiamo e ripieghiamo, al riaprirlo resta solo qualche segno sfumato.
- Io credo di amarti.
- Ma che dici?
- Non pensare male, e non essere stupido... quest'amore non ha sesso. Sono innamorato del tuo modo di usare le parole, semplice e profondo, come tutta la vera poesia.
- Sta zitto.
- Non scherzo, per una volta non scherzo. E anch'io ho paura.
- Di cosa?
- Paura che tu possa sparire mentre io ancora dormo.

sabato, novembre 11, 2006

Caro Giordano

Caro Giordano,

è tempo che non ci vediamo, sentiamo, ecc... ed io sono in piena crisi creativa come potrai immaginare. In questa città fa freddo, le nuvole sono sempre scure e ha piovuto dal giorno in cui ci ho messo piede. Questa della pioggia in realtà non mi dispiace, mi fa sentire come... pulito. Sto nei caffè a leggere un pò di libri ( mi sto dedicando alla poesia cilena), a fumare una sigaretta dietro l'altra (questo mi piace perchè mi fa sentire "Bogart versione intellettuale", ma che cazzo scrivo) e a scrivere lettere come questa.In ogni strada l'età media è incredibilmente alta, i vecchi sembrano essersi impossessati della città. Ma non sono normali, o almeno a me non lo sembrano, perchè hanno un ghigno... insopportabile. Sono immortali e resteranno sempre qui a prendersi gioco di chi come me viene a stare un tempo tra le loro case e pretende chissà cosa. Mi odiano ne sono certo. E io odio loro ovviamente.
Immortali.
La cameriera del caffè al quale torno più spesso è carina. Credo di piacerle (anche se io credo sempre questo proprio perchè non è mai vero). Una cerveza... otra... otra porfavor.
Torno a casa e provo a masturbarmi, ma non mi riesce nemmeno se chiudo gli occhi e la cameriera si è spogliata davanti a tutti nel bar e viene proprio verso di me, mi stringe la verga tra le sue mani e mi desidera con tutta se stessa. Niente. In realtà non mi si "rizza" e torno a fumarmi una Camel bevendo San Miguel (quest'ultima la salvezza di ogni tempo morto, insieme alla poesia di Gabriela Mistral).Nient'altro, che mi manchi e che forse un giorno riuscirò a scrivere anche senza di te (francamente dubito).
Uno o due abbracci e hasta pronto Andrea