sabato, settembre 30, 2006

Se questo è un blog!?

- Faceva le strade, capisci? Con quelle pietre grandissime: i basoli. A volte ci penso e l'ammiro tantissimo. Lavorava tutto il giorno e creava dei "cammini". Poi faceva un vino buonissimo...ah...mio nonno era un vero poeta.
- Si, capisco.
- Conservo a casa la scatola con tutti i ferri del mestiere: bocciarde, raschietti, ecc... ogni volta mi sembra di vederlo sotto quel sole napoletano, bello e forte, a lavorare e lavorare.
- ...
- Ora quando cammino in lungo e in largo mi sembra sempre che mi accompagni. Bello no?
- Bellissimo.
- ...

Parlavamo a voce bassa per non disturbare il silenzio di quel campo, cosi vasto e calmo e intanto mangiavamo fichi appena raccolti e dolcissimi.

- Conservo anch'io una scatola grandissima di mio nonno. Lui è morto che io ero nato da poco, ma volle lasciarla a me e infatti la dedica diceva: "A te Andrea...A te!". Da bambino ero incuriosito da questa scatola che, pur senza il permesso di mio padre che mi diceva di aspettare altrimenti non avrei capito, aprivo e ci frugavo con gioia sapendo che era proprio a me che l'aveva lasciata.
- Me ne passi un'altro?
- Buoni eh? Tò, prendi.
- Insomma dicevi?
- Che?
- La scatola, tuo nonno?
- Ah si. Nulla, c'erano una serie di fogli tutti manoscritti e alcuni libri ma vecchi, strani. Poi molti autoritratti e ritratti di mia nonna e disegni (soprattutto china) dei posti in cui vivevano. Devi sapere che mio nonno era un giramondo. Non s'è mai fermato (apparte una piccola parentesi nella quale ha sposato mia nonna e hanno iniziato a viaggiare insieme) e quindi questi libri sono in russo, cinese, arabo... ci ho capito sempre molto poco ma mi affascinava troppo.
- Ci credo.
- E poi tra le tante carte un giorno ho visto che alcune erano scritte in francese (le uniche che ho potuto capire, insieme alle stupende lettere d'amore a mia nonna, scritte in spagnolo), e mi sono preso la briga di tradurne alcune.
- E allora?
- Credo di aver capito il perchè di quella dedica, "A te... A te!", anche se non ne sono sicurissimo.
- Dimmi dai che sono curioso.
- Credo che mio nonno fosse un'alchimista, capisci? ma non posso andare avanti ora. Sai, qualcuno che mi vuole bene mi ha detto che dico troppe cose in una sola volta e questo stanca.
- Ma che dici?
- Stanca. La gente oggi è abituata a vedere la televisione e quindi si stanca di ascoltare uno che gli racconta una storia lunga. Vuole dei post brevi e concisi.
- Ma che cazzo stai dicendo? Che posta e posta? siamo qui da soli...dai dimmi.

Giordano ha talmente insistito che ho dovuto raccontargli di queste carte. Siamo stati a parlare per ore, ma a voi lo risparmio e forse ne farò un'accenno alla prossima. Come fargli capire che questo è un blog?

martedì, settembre 26, 2006

"Descrivi non fare il furbo."

... -Scrivere e sostenere una tesi. -Avere un progetto ben definito. -Progettare con carica inventiva. -Essere artigiano di me. -Lasciar perdere le mezze cose. -Lavorare con obbiettivi precisi. -Io chi sono? -Sentire fino in fondo quel che faccio. -Decisione. -Ossessione. - Fare. -Pregare per ogni essere umano. -Amare tutti gli esseri viventi indiscriminatamente. -Amare lei. -Essere calmo con lei. -Scrivere le cose che voglio dirmi da solo! -Andare in Messico. -Osservare meglio la luna. -Parlare col mio gatto. -Non leggere che favole...

Potrei continuare a lungo ma per la prima volta, provo un pò di vergogna e mi sento indelicato nel fare pubblici i pensieri più intimi di quest'anima profonda. Mi sento cosi stupido e insensibile. Nello stesso tempo però, sento forte il desiderio di gridare al mondo intero queste cose e allora penso che forse vale la pena continuare.
Sono davvero emozionato, come ogni volta che leggo qualcosa dai quadernini di Giordano.
Scorrono rapide tra le mie dita pagine e pagine di disegni e parole... mi fermo a leggere una delle poche cose non sue:

Dalla mostra di Franco Canale: "Descrivi, non fare il furbo."

...Pensiamo immagini e concetti e sensazioni
ma quando comunichiamo non facciamo i furbi
con scherzi e giochetti di parole
usiamo i segni giusti, le parole giuste
quelle finite, definite, composte di vocali e consonanti
senza tanta teatralità e apparenza
ma solo
padre, figlio, pane, storia, affetto, usare, luce, buio, fare, tenerezza.
Usiamo le parole giuste
quelle semplici e comprensibili e chiare e luminose
che conducono ai fatti e "preparano l'anima e la commuovono fino alla tenerezza"

Sono in lacrime

giovedì, settembre 21, 2006

La trave di cioccolato

- ... tutta piena di coccinelle, uno sciame di coccinelle, un numero indicibile, rosse, gialle e anche qualcuna azzurra o bianca. Correvano, correvano lungo questa trave enorme di cioccolato scuro. Ai due lati, per reggere la pesante massa, una formica gigante faceva da pendolo e al lato opposto un bagarozzo. La reazione della formica era un sorriso, quella del bagarozzo una faccia triste e affaticata; tutte le coccinelle erano dalla sua parte perchè doveva sembrargli una caramella con quei colori...poverino.
- E già.
- Ora: o i miei studi mi stanno facendo davvero male, o, per sognare certe cose, sto assomigliandoti sempre più, il che è assai più grave.
- Devi dare alla formica una caramella color arancio, cosi le coccinelle gialle ci si fionderanno, la trave sarà ben equilibrata e il povero bagarozzo potrà sorridere come fa lei.
- Si, e poi magari li faccio anche ballare no?
- No. Potrebbero infine distruggere la trave e mangiare tutti insieme il cioccolato.
- Questa è proprio un'ottima idea. Stanotte ci provo, promesso.
- ...
- Ci andiamo alla cena stasera?
- No, non vengo, sto sentendo un film e non mi va di lasciarlo.
- Come "sentendo"?
- Si: io sto disegnado dietro al televisore e intanto il film mi racconta.
- E che film stai "ascoltando"?
- Vivre sa vie.
- ...
- ...
- Sono nervosissimo ultimamente.
- Sempre il solito motivo?
- Credo.
- Mastica una Big Babol, ti passerà.
- E credi che non mi mancherebbe solo grazie a una gomma da masticare?
- Tu prova a fare dei bei palloni grandi e poi mi racconti.
- Vabbé, ci proverò.

domenica, settembre 17, 2006

La Topolino amaranto

"Sulla Topolino amaranto, si va che è un incanto, nel 46°... se le lasci sciolta la briglia... Topolinoooo... Topolinoooooooo... ma sulla Topolino amaranto si va che è un incanto nel 46°!!!"

Cantammo a squarcia gola, di ritorno da quella semplice gita, in un auto che non era né Topolino né amaranto, ma che non riusciva a superare i 50. Avevo però montato uno stereo bellissimo, che trattavo da gran signore, come se le dovesse cantare lui quelle canzoni, gli rifilavo solo cantautori di certo calibro. Gridammo sempre più forte, mentre passavamo per un campo di girasoli che sembravano guardarci e farci il coro.
Eravamo felici, ma di una felicità assoluta. E allora:

"Sulla Topolino amaranto, si va che è un incanto, nel 46°......................... Olé!!!"

sabato, settembre 16, 2006

Il sapore delle lacrime

- Non so bene come è successo... ascoltavo si, ma non ero attentissimo. La canzone suonava e diceva cose banali, una di queste canzoni stupide sai. Ho cominciato a lacrimare, e tempo qualche secondo, stavo piangendo come un bambino... il fatto è che lei mi manca.

Silenzio.

- Anch'io ho pianto ieri.
- Perché?
- Ero in giardino da me e ho visto Coccinella ferma in un angolo... sono andato a vedere che cosa facesse: era li a guardare dei fiori nascere.
- Dai.
- Ti giuro era li e aspettava... era li e guardava fisso quei fiori mentre sboccivano... ho iniziato a piangere e sai che?
- Che?
- Mentre piangevo ho assaporato una lacrima. Era buonissima! E allora piangevo e ridevo insieme, è stato proprio bello.
- Tu sei un pazzo, ma ringrazio Iddio di averti conosciuto.
- Perchè mai?
- Perchè quando parlo con te mi sembra di respirare un pò d'aria pulita.
- Lo dici perché siamo qui su, e qui non c'è che aria pulita.
- Hai ragione. Passami il pentolino che mettiamo su un buon The.
- Buonissima idea.

Mentre litigo con fiammiferi bagnati e accendini che non funzionano, Giordano fuma una sigaretta guardando il mare lontano...

- Questa montagna è bellissima, mi sembra di vedere tutto il mondo da qui.
- Questo è tutto il mondo!
- Dobbiamo venirci piu spesso qui su, è magnifico.
- Se ti compri un bel paio di "scarponi italiani da montagna", allora ci torniamo.
- E se tu la smetti di cadere giù e farti metri e metri in orizzontale ancora meglio.
- Ah aha ah...

Ridemmo e ridemmo per ogni sciocchezza, l'aria leggera sembrava farci il solletico. Sorseggiammo quel The come se fosse il nettare della vita stessa, ed eravamo felici come bambini che giocano con gli aquiloni. Riuscimmo ad animare un buon fuoco che ci riscaldò fino a notte e dopo via, dentro al sacco a pelo.
Guardammo il cielo per attimi lunghissimi e un certo punto Giordano disse: "Che buono il sapore delle lacrime."

giovedì, settembre 14, 2006

Borderline


Mi capita spesso di leggere dal vicino in biblioteca, questo poi ha lasciato il foglio in vista ed è uscito. Sembra averlo fatto apposta. Istintivamente riscrivo tutto sul mio quadernino...

BORDERLINE (cosi, in maiuscola):
Grinker 1968

1- Rabbia come affetto principale
2- Difficoltà nelle relazioni interpersonali
3- Assenza di una consistente identità del sé
4- Depressione pervasiva

Gunderson 1990

"I pazienti borderline si consumano nel tentativo di stabilire relazioni diadiche esclusive, in cui non vi sia nessun rischio di abbandono.
Raggiunta l'intimità:
- Temono di essere fagocitati dall'altro e perdere la propria identità, in questa fantasia di fusione.
- Angoscia, in relazione all'idea di poter essere abbandonati.
----------------------------
Devo parlarne con Giordano... cazzo, non sapevo di essere un borderline!

mercoledì, settembre 13, 2006

Dai quaderni

Ogni tanto mi piace curiosare nei quadernini di Giordano e tra un disegno e l'altro trovo scritti davvero... suoi, nel senso di strani, anomali, ma belli. Provo a trascriverne uno. Eccolo:

Oggi, proprio oggi l’ho scoperto…

nonostante il mio viaggiare perpetuo, non posso incontrarti cosi spesso. Quindi questi viaggi non sono semplici escursioni in luoghi e tempi, ma sempre una ricerca. Ti cercherò e so che in qualche lato dei miei percorsi tu ci sarai.

Stamane sono stato in un luogo caldissimo, quasi asfissiante…provavo un piacere strano che mi prendeva il basso ventre.
Sarà stato quel sole accecante o la tanta gente che mi accompagnava, non so, ma quel che provavo era uno smarrimento, proprio di chi va per strade che non gli appartengono e che non riconosce facilmente.
Allora, mi dicevo, perché tanta eccitazione?
È stato difficile scoprirlo ma credo che alla fine ci sono arrivato. Era la ricerca di lei e quella dolce speranza di vederla sbucare da una qualsiasi finestra, seduta su una panchina del parco o appena uscita da un bar.

Quel luogo, ho saputo, si chiamava Gelosia…sono sicuro che ci ritornerò…

martedì, settembre 12, 2006

Il vento

- Ma perchè scrivi mentre parliamo?
- Perchè scrivo quel che mi dici.
- Ah...
- E poi dovrò pure utilizzarli in qualche modo sti quaderni che mi hai fatto, no?
- Che belli eh? Poi me li fai leggere.
- ...
- ...
- Ma che fai fumi? Non t'ho mai visto fumare.
- Sto cercando di prendere il vizio.

Giordano fuma in un modo strano, ma è come se lo facesse da sempre...

- Mi chiedo perchè devo stare tutto il cazzo di giorno a studiare delle astrazioni, perchè questo sono: astrazioni. Magari spiegano in certo modo la realtà, ma pur sempre astrazioni restano.
- L'immaginazione è astratta?
- Si. Credo.
- E allora non ci trovo nulla di male nello studiare cose astratte, anzi, ci dovrebbero essere più corsi sull'astrazione, sull'immaginazione, sulla fantasia.
- Sarà, ma a me piace di più stare qui a scrivere su questi quadernini e a parlare con uno che nemmeno sa fumare.
- ...
- ...
- In che cosa credi tu Giordà?
- Io credo nel vento!

Avrei potuto chiedergli perchè, o almeno aver risposto qualcosa, ma quegli occhi erano cosi pieni di ciò che aveva detto. Ci credeva davvero, nel vento.
Forse voleva dire che le risposte soffiano nel vento, come canta Bob Dylan; o forse che crede nelle cose del mondo in quanto tali, esistenti e basta, come suggerirebbe Sartre... no. Probabilmente crede solo nel vento che fa correre i suoi aquiloni, quelli che si costruisce pensando che dovranno volare "nello sfondo azzurro del cielo di questa città", e allora il giallo, il verde... e si, è proprio questo quel che voleva dire.
Alla fine l'unica cosa che sono riuscito a pronunciare è stato:

- Io credo che sta per piovere, meglio che andiamo.
- Non ci penso proprio- ha risposto- voglio godermela tutta questa pioggia!

venerdì, settembre 08, 2006

Giordano...

- Pronto.
- Si, pronto signora, c'è Giordano?
- Sei tu Andrea?
- Si.
- Vado a controllare, sai com'è sto ragazzo, ora c'è, ora scompare.
- Aspetto.
- ...

Circa5 minuti più tardi...

- Pronto.
- Giorda, sei tu?
- E chi vuoi che sia?
- Ma quanto tempo ci hai messo?
- Mia madre mi ha chiamato, ma ho pensato che se davvero qualcuno mi cercava, allora avrebbe aspettato.
- Vabbé, lasciamo stare, che facevi?
- Scrivevo sul muro che stanotte voglio fare un'acquerello.
- E ci voleva tanto?
- L'ho scritto con l'acquerello.
- Ma poi perchè scriverlo se lo farai comunque?
- Sennò lo dimentico.
- Senti ti volevo parlare di un'idea che ho avuto: e da un pò che ci penso
- Dimmi.
- Vorrei scrivere un Blog.
- Un bloc?? cos'è?
- No Giordà, un Blog non un bloc. E' una specie di quaderno per gli appunti, dove dici un pò quel che ti pare.
- Ahh...come i miei quadernini, quelli che mi costruisco?
- Emh... non proprio. Diciamo che questi, se alla gente va, può anche leggerli.
- Beh, allora me li farai leggere. Ma, non capisco per cosa mi hai chiamato, vuoi che ti costruisca dei quaderni?
- No, no... è tutto telematico, sarà su Internet.
- Quella cosa che sta nei computer?
- Più o meno, si.
- Ma allora cosa vuoi?
- Niente, te ne parlavo perchè in questo quaderno ho intenzione di parlare di te.
- Di me?
- Si, insomma della nostra amicizia, del tuo modo di essere... il fatto è che mi trovo cosi poco interessante che l'unica è parlare del personaggio più strano che conosca, e quello sei tu!
- Sono strano?
- E tu come lo chiami uno che dice che internet è qualcosa che sta nei computer?
- Giordano?
- Ecco, appunto.
- Insomma fai come ti pare, e dimmi quanti quaderni ti devo fare che mi cerco i manici di scopa
- Che?? i manici di scopa?
- Si, l'ho sperimentato da poco. Li taglio e ne faccio il gancio per mantenere insieme i fogli e come copertina utilizzo una giacca di pelle vecchia comprata al mercato, l'ho pagata due euro e mi ci hanno dato insieme anche un vecchio compasso arrugginito.
- Ma che ci fai con un compasso arrugginito?
- Dei vecchi disegni.
- Ahh...non ti capirò mai. Insomma io te l'ho detto, poi ci sentiamo.
- Come vuoi, però dimmi per i quaderni che devo iniziare a tagliare i fogli.
- Non ho bisogno di nessun quaderno!!!
- Non capisco ma allora perchè mi hai chiamato?
- Ahhh, basta! ci vediamo domani.
- A domani.